Il costo della manodopera: tutto come prima?

Il costo della manodopera: tutto come prima?

codice dei contratti- costo manodopera- eterno ritorno in Kundera

Il costo della manodopera: tutto come prima?

L’art. 41 comma 14 del D.Lgs. 36/2023 come già affrontato in un altro articolo del blog, prevede, letteralmente, che “il costo della manodopera” sia “scorporato dall’importo assoggettato a ribasso (come i costi della sicurezza). Secondo l’ANAC (Delibera 528/2023), invece, una lettura sistematica e “costituzionalmente orientata” delle varie disposizioni del Codice in materia di costi della manodopera induce a ritenere che … così non è.

***

Costo del personale: l’eterno ritorno

In un eterno ritorno nietzschiano, “il costo della manodopera”, compiuto il proprio ciclo in ogni Codice dei Contratti (163/2006; 50/2016) ritorna su sé stesso, in una serie di identiche ripetizioni.

Può apparire incredibile, ma le problematiche interpretative dell’odierno art. 41 comma 14 del Codice, sono (sostanzialmente) le medesime del passato:

-Come si applica il ribasso?

-Come si determina l’importo contrattuale?

-Come controllarne la concreta applicazione nella fase esecutiva?

Nella vigenza del D.Lgs.163/2006, l’ANAC era già pervenuta alle medesime conclusioni oggi “ripetute” nella Delibera 528/2023.

D.Lgs.163/2006
Art.81 comma 3-bis introdotto dal DL 70/11 (art.4 in sede di conversione) e abrogato dal DL 201/11 Art.82 comma 3-bis introdotto in sede di conversione del DL 69/13 (art.32 comma 7-bis)

In vigore dal 13/07/11 al 27/12/11

In vigore dal 21/08/13 al 18/04/16

3-bis. L’offerta migliore è altresì determinata al netto delle spese relative al costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale 3-bis. Il prezzo più basso è determinato al netto delle spese relative al costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale …

Riguardo all’articolo 81, comma 3-bis (abrogato proprio a causa dei rilevanti problemi applicativi che recava con sé) e all’art.82, comma 3-bis del Codice 163/2006, l’ANAC ( l’atto di segnalazione del 19/3/2014, n. 2) si era già espressa nei medesimi termini di cui al recente parere: il ribasso sui soli fattori produttivi (esclusi i costi della manodopera), potrebbe determinare effettivi distorsivi della concorrenza.

Ciononostante, i redattori del nuovo Codice hanno ritenuto di replicare (all’art.41, comma 14) una così problematica disciplina; in merito alla quale tutti (o quasi) si concentrano sulla fase di gara dimenticando gli aspetti concreti della fase esecutiva.

Costo del personale: quindi?

L’art. 41, comma 14, potrebbe, infatti, essere letto secondo DUE diverse interpretazioni, tutte foriere, comunque, di rilevanti problemi applicativi.

 

1 – PRIMA INTERPRETAZIONE: LA LETTERA DELLA LEGGE.

Una prima interpretazione è quella secondo cui, effettivamente, il costo del personale e quello della sicurezza debbano essere determinati ex ante nel bando di gara dalla stazione appaltante, per essere sottratti al confronto competitivo.

L’art. 41 comma 14 stabilisce, piuttosto chiaramente, che il costo della manodopera, come quello della sicurezza, non è ribassabile.

Tuttavia, la stessa norma consente all’offerente:

a) La possibilità di indicare un costo della manodopera inferiore a quello stabilito dalla stazione appaltante;

b) La possibilità di proporre (soprattutto nel caso di contratti ad alta intensità di manodopera) un ribasso che tenga conto anche della propria capacità produttiva.

Quindi, per esempio, se l’importo dei lavori (o del servizio) è pari ad Euro 1.000.000,00, di cui Euro 700.000,00 per costo della manodopera ed Euro 300.000 per gli altri fattori produttivi (es: materiali, noli, forniture), potrebbe verificarsi che:

L’impresa A offra un Ribasso del 30% sui fattori produttivi (Euro 300.000 – 20% = Euro 240.000);

L’impresa B offra un Ribasso del 90% sui fattori produttivi (Euro 300.000 – 90% = Euro 30.000),

L’Impresa B, in concreto, offrirebbe di realizzare il contratto, dichiarando di “spendere” per i fattori produttivi (es: materiali, noli ecc) solo Euro 30.000,00. Ma tale offerta, come consentito dall’art. 41, sarebbe possibile in quanto i suoi costi della manodopera sono decisamente inferiore ad Euro 700.000,00.

Sarebbe, in tal caso, necessario e sufficiente che l’impresa B comprovasse di dover sostenere un “costo complessivo” (costo unitario dei singoli lavoratori X il tempo impiegato da ciascuno di essi) per il personale, inferiore ad Euro 700.000,00, tale da consentirle di remunerare adeguatamente i fattori produttivi (in concreto comprare ed acquisire materiali, noli ecc).

N.B.

Tale meccanismo tuttavia porta con sé alcune difficoltà applicative concrete.

1 –  La difficoltà e, in certi casi, l’impossibilità (in caso di servizi soprattutto) per la stazione appaltante di conoscere l’effettivo costo del personale. Infatti la disposizione sembra essere riferita al costo orario, stabilendo che non può essere inferiore al minimo salariale, mentre il costo complessivo (che è quello che dovrebbe scorporarsi ex ante) dipende anche dal tempo di impiego del personale e questo dalla natura della prestazione e dalla organizzazione dell’impresa, elementi che variano da concorrente a concorrente e che, pertanto, la stazione appaltante non può conoscere esattamente ex ante;

2 – L’eccessiva incidenza del costo del personale, nel caso di lavori (servizi) ad alta intensità di manodopera, determinerebbe la sottrazione al ribasso di una quota rilevante di prezzo, con la conseguenza che il rilancio competitivo avverrebbe su una quota molto ridotta dello stesso e le imprese presenterebbero ribassi maggiori al crescere della loro produttività;

3 – Un conto è il costo del personale unitario (orario, settimanale, mensile o comunque periodico in relazione ai diversi contratti di lavoro), altro è il costo complessivo. Mentre il primo costo (unitario), pur con tutte le difficoltà legate all’effettiva conoscenza dei CCNL applicati con riferimento alle specifiche lavorazioni e/o servizi, può essere predeterminato in misura più o meno ragionevole, il secondo può essere frutto solo di mere ipotesi che prescindono dalla reale organizzazione dell’impresa che poi si aggiudicherà l’appalto, dalla disponibilità dei suoi mezzi, dalla logistica e dalle modalità costruttive dalla stessa impiegate. 

N.B.

È importante dare evidenza che, a differenza di quanto previsto dal citato art.41, il costo della manodopera non potrà, in ogni caso, essere trattato come quello della sicurezza.

Se dovesse applicare, nella fase esecutiva, gli stessi meccanismi contabili dei costi della sicurezza, il direttore dei lavori dovrebbe, infatti, liquidare per ogni lavorazione solo il costo effettivamente sostenuto per il personale. Ma così non è.

Invero, in sede di contabilizzazione:

Il costo della sicurezza (Allegato XV del D.Lgs.81/2008), per quanto possa essere liquidato a corpo, è sempre allibrato per le effettive quantità. Così, per esempio, se la gru viene utilizzata per un tempo inferiore a quanto indicato nel computo della sicurezza, il DL, previo assenso del CSE, inserirà solo il tempo effettivo e il relativo costo.

Il costo del personale è, invece, corrisposto prescindendo dall’effettivo tempo di lavorazione. Se il costo al mc dello scavo di sbancamento è di 13 euro e l’incidenza della manodopera è del 25%, laddove l’appaltatore effettui 100 mc di scavo, il direttore dei lavori nella fase di liquidazione non andrà a verificare se il tempo necessario per la sua esecuzione sia stato pari a quello previsto nell’analisi del prezzo di elenco prezzi: liquiderà il prezzo di 100 mc senza porsi altri problemi.

 

2 – SECONDA INTERPRETAZIONE: IL PARERE ANAC – DELIBERA 528/2023.

L’ANAC, nella Delibera in argomento, sposa una tesi che pare contrastare con il dato letterale dell’art.41, comma 14 e della legge delega:

RITENUTO, pertanto, che l’art. 41, comma 14, del d.lgs. 36/2023, nella parte in cui stabilisce che i costi della manodopera sono scorporati dall’importo assoggettato al ribasso, deve essere letto ed interpretato come volto a sancire l’obbligo della Stazione appaltante di quantificare ed indicare separatamente, negli atti di gara, i costi della manodopera che, tuttavia, continuano a far parte dell’importo a base di gara, su cui applicare il ribasso offerto dall’operatore per definire l’importo contrattuale

Quanto esposto, tuttavia, non pare essere coerente con la previsione letterale dell’art. 41 che precisa “I costi della manodopera e della sicurezza sono scorporati dall’importo assoggettato al ribasso.” La stessa legge delega disponeva “…prevedendo in ogni caso che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dagli importi assoggettati a ribasso”.

Lo scorporo del costo della sicurezza è, unanimemente, inteso come SOTTRAZIONE dello stesso dall’importo assoggettato al ribasso: perché mai ciò non dovrebbe valere anche per quello della manodopera, cui la disposizione riserva il medesimo trattamento?

Esemplificando:

Importo totale dell’appalto Euro 1.000.000,00, di cui Euro 300.000 per costo della manodopera ed Euro 100.000 per costi della sicurezza.

Qual è l’importo ribassabile?

Interpretazione letterale della norma –> scorporando i costi della sicurezza e della manodopera, l’importo da assoggettare a ribasso sarebbe pari a Euro 600.000,00 (Euro 1.000.000,00 – Euro 300.000,00 ed Euro 100.000,00)

Interpretazione “orientata” di Anac –> non si scorpora il costo della manodopera ma solo quello della sicurezza e quindi l’importo da assoggettare a ribasso è di Euro 900.000,00 (Euro 1.000.000,00 – Euro 100.000,00).

A seguire ANAC, pertanto, il costo della manodopera fa parte dell’importo a base di gara su cui sarà applicato (per definire l’importo contrattuale) il ribasso offerto, fermo l’obbligo di verifica di congruità se il costo indicato nell’offerta è inferiore a quello precisato dalla stazione appaltante.

L’interpretazione di ANAC rende, certamente, la gestione del contratto più semplice, anche nella fase di allibramento delle prestazioni negli atti contabili, ai fini dell’emissione dei SAL e dei Certificati di pagamento.

Conclusioni

Pur essendo, per le ragioni prima viste, preferibile nel merito l’interpretazione di ANAC (in quanto meno problematica nella sua applicazione concreta), tuttavia la stessa al momento pare priva di un adeguato fondamento normativo.

Cosa fare?  Nelle more di un auspicabile (tempestivo) intervento del legislatore, potrebbe essere opportuno attenersi alle indicazioni di ANAC, quale parere ai sensi dell’art. 2, comma 3, del DLgs 36/2023.

Riproduzione vietata. Eventuali citazioni devono riportare il nome dell’Autore, il sito e la data di pubblicazione.